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Disparità lavoratore autonomo

Lavoratori di Serie A e di Serie B? La Disparità che la Costituzione Non Prevede

Disparità lavoratore autonomo

Disparità lavoratore autonomo. Affronto oggi uno dei temi a me più cari e, al tempo stesso, più sottovalutati nel dibattito pubblico: la profonda disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti.
Una disparità che non trova alcun fondamento nella Costituzione della Repubblica Italiana, ma che da anni è diventata prassi nel nostro sistema economico, fiscale e sociale.

Cosa dice davvero la Costituzione sul lavoro

La Costituzione è molto chiara: non distingue il lavoratore in base alla forma contrattuale o giuridica, ma ne riconosce il valore e la dignità in quanto tale.

  • Art. 1: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.”
    Non sul lavoro dipendente. Sul lavoro.
  • Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”
  • Art. 35: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.”
    Tutte. Senza eccezioni.
  • Art. 36: tutela la dignità del lavoratore e un’esistenza libera e dignitosa.

La Costituzione non parla di dipendenti e autonomi come categorie gerarchiche.
Parla di persone che lavorano.

La realtà: una discriminazione sistemica del lavoro autonomo

Eppure, nella realtà quotidiana, il lavoratore autonomo è trattato come un soggetto di “serie B”.

L’imprenditore, l’artigiano, il commerciante, il professionista, l’agricoltore:

  • assumono il rischio totale dell’attività;
  • rispondono con il proprio patrimonio personale;
  • subiscono una pressione fiscale elevatissima;
  • sono gravati da adempimenti burocratici spesso asfissianti.

Ma quando arriva la crisi — una crisi di mercato, una crisi sanitaria come il COVID, una crisi settoriale — il sistema li abbandona.

Nessun vero ammortizzatore sociale.
Nessuna tutela paragonabile alla NASpI.
Nessun supporto strutturato in caso di perdita dell’attività.

Il paradosso più grave: la criminalizzazione del fallimento

Quando un lavoratore autonomo perde il lavoro, spesso perde tutto:

  • beni personali,
  • casa,
  • reputazione finanziaria.

Viene segnalato nelle Centrali Rischi, talvolta per anni, entrando in un tunnel che impedisce qualsiasi ripartenza.
Un marchio che pesa come una condanna, anche quando il fallimento non è frutto di dolo, ma di una crisi sistemica.

Il risultato?
Un lavoratore onesto viene trattato peggio di un delinquente, mentre chi perde un lavoro dipendente accede — giustamente — a strumenti di tutela e sostegno.

Non è una guerra tra lavoratori. È una richiesta di equità.

Questa non è una contrapposizione tra autonomi e dipendenti.
È una rivendicazione di trattamento paritario.

Un lavoratore autonomo è un lavoratore.
Produce reddito, occupazione, gettito fiscale, valore sociale.

Non può esistere un sistema che tutela una forma di lavoro e penalizza sistematicamente tutte le altre.

Cosa rivendico

Rivendichiamo:

  • pari dignità;
  • pari tutele minime;
  • ammortizzatori sociali reali anche per il lavoro autonomo;
  • diritto alla seconda possibilità;
  • fine della discriminazione fiscale e normativa.

Perché se la Repubblica è fondata sul lavoro, non può scegliere quali lavoratori proteggere e quali sacrificare.

Difendere il lavoro autonomo non è un privilegio.
È il rispetto della Costituzione.

Imprese Italia – Difendere chi crea valore sul territorio

Raffaele Amici – Delegato per Terni e provincia

La trappola del fornitore

La trappola del fornitore: perché tanti negozi perdono clienti senza saperlo?

Il fenomeno che sta distruggendo il commercio, l’economia locale e che nessuno ha mai denunciato apertamente.

I negozi di vicinato devono essere tutelati: basta concorrenza sleale dei fornitori

Il commercio ternano sta affrontando una trasformazione profonda e spesso dolorosa. Le attività di vicinato, quelle che da decenni animano le strade della città e sostengono l’economia locale, sono oggi messe in difficoltà da un fenomeno sempre più diffuso: la concorrenza diretta dei fornitori e dei produttori.

È un tema di cui si parla troppo poco, ma che rappresenta una delle principali cause del declino dei negozi tradizionali.

Il problema: il negozio diventa uno showroom gratuito

Ogni attività che espone prodotti di marchi e aziende investe risorse importanti in:

  • acquisti di merce
  • allestimento della vetrina
  • esposizione dei marchi
  • gestione del punto vendita
  • costi fissi e personale

Eppure, accade sempre più spesso che il consumatore, dopo aver visto o provato un prodotto nel negozio, lo acquisti online direttamente dal produttore o dal fornitore, spesso a un prezzo inferiore.

Il risultato è doppio:

  1. Il negozio sostiene i costi e fa pubblicità gratuita al marchio.
  2. Il produttore vende direttamente, sottraendo il cliente al rivenditore.

In molti casi, il consumatore si reca in negozio per provare scarpe, abbigliamento o accessori, solo per poi completare l’acquisto online sul sito ufficiale del brand.

Una dinamica che impoverisce il commercio locale e altera la concorrenza.

Una concorrenza che diventa sleale

Quando un fornitore vende direttamente al consumatore finale:

  • a un prezzo più basso di quello che impone al negoziante,
  • con promozioni impossibili per un punto vendita fisico,
  • con spese di spedizione gratuite o scontate,

il negoziante perde competitività e margini, pur essendo l’anello della filiera che sostiene i costi maggiori.

Non si tratta semplicemente di un cambiamento del mercato, ma di un equilibrio commerciale che si rompe: il fornitore diventa, di fatto, concorrente del proprio cliente.

Questa è una distorsione che danneggia il commercio locale e impoverisce il territorio.

La posizione di Imprese Italia Terni

Come Associazione di categoria riteniamo che questo fenomeno non possa più essere ignorato.

È arrivato il momento di:

  • far emergere le pratiche scorrette,
  • tutelare i negozianti che lavorano ogni giorno per mantenere vivo il tessuto commerciale,
  • avviare un confronto con i fornitori che applicano politiche dannose,
  • sostenere i commercianti in iniziative collettive e richieste formali di chiarimento.

Il negozio di vicinanza è più di un punto vendita: è presidio sociale, sicurezza urbana, vitalità dei quartieri, identità territoriale.

Difenderlo è un dovere.

Cosa propone Imprese Italia Terni

La nostra Associazione attiva uno sportello dedicato ai commercianti che vogliono segnalare pratiche scorrette da parte dei propri fornitori.

I servizi offerti includono:

  • analisi dei contratti commerciali e delle condizioni di fornitura
  • verifica dei prezzi di vendita online del produttore
  • consulenza sulla concorrenza e sulle pratiche scorrette
  • supporto per richieste di intervento collettivo
  • valutazione di azioni di tutela e di risarcimento
  • assistenza per costruire relazioni commerciali più eque

Il nostro obiettivo è portare giustizia e trasparenza in una filiera che non può più essere sbilanciata a danno del negozio di vicinato.

Un appello ai commercianti

Se ritieni di subire concorrenza sleale dai tuoi fornitori o se i prodotti che rivendi sono offerti online agli stessi clienti a prezzi inferiori o identici ai tuoi:

contatta Imprese Italia Terni.

I nostri consulenti sono disponibili per ascoltare il tuo caso e valutare con te le possibili azioni.

Difendere il commercio locale non è solo un interesse economico: è una questione di futuro per tutta la città.

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